Da Grasse a Corso Magenta, la storia di una maison che ha trasformato amori, incoronazioni e persino un esilio in materia da profumo. Oggi Les Élixirs ne rilegge due capitoli, Le Vainqueur e Hélène.

Ci sono profumi che cominciano a raccontarsi prima ancora di essere vaporizzati. Basta la forma di un flacone, una superficie che trattiene la luce, un dettaglio dorato che invita ad avvicinarsi. Con Le Vainqueur Élixir di Rancé 1795, ricevuto in occasione della mia visita nella boutique milanese della maison, la prima seduzione è stata proprio questa. Un oggetto dalla presenza regale, capace di evocare l’immaginario napoleonico e di risvegliare immediatamente il collezionista che è in me. Quello che, davanti a un flacone particolarmente riuscito, comincia a riorganizzare mentalmente la propria collezione prima ancora di essere rientrato a casa.

La scoperta è avvenuta in Corso Magenta 15/A, a Milano, a pochi passi dalla chiesa di San Maurizio e da Palazzo Litta. La boutique è concepita come un salotto, dove arredi antichi ed elementi contemporanei accompagnano l’incontro con le fragranze. E in questa città il richiamo a Napoleone ha un significato particolare. Il 26 maggio 1805, in Duomo, Bonaparte fu incoronato re d’Italia. Per la cerimonia era stata preparata una corona d’oro con smeraldi e ametiste, ma al momento solenne Napoleone si cinse il capo con la Corona Ferrea, fatta arrivare da Monza. A pochi minuti a piedi da Corso Magenta, insomma, il gusto imperiale aveva già avuto il suo momento di teatro.

Per risalire alle origini di Rancé bisogna però tornare a Grasse, nel 1795, quando François Rancé apre il proprio laboratorio di parfumeur-distillateur. Alle sue spalle c’è una famiglia di guantai profumieri, un mestiere nel quale il rapporto fra pelle ed essenza era già un’arte. Mi piace pensare che il primo gesto di questa storia sia stato proprio quello di profumare un guanto, un oggetto destinato a passare di mano in mano, a essere sfilato in un salotto, magari a lasciare un ricordo più persistente di una conversazione.

Secondo la ricostruzione della maison, le creazioni di François arrivarono alla corte napoleonica e il profumiere firmò L’Impératrice e L’Eau Impériale in occasione dell’incoronazione di Napoleone e Joséphine a Parigi. Il celebre dipinto di Jacques-Louis David raffigura il momento in cui Bonaparte sta per posare la corona sul capo di Joséphine, inginocchiata davanti a lui. È lei, al centro di quella scena, a offrire una delle chiavi più affascinanti per leggere il catalogo Rancé.

La maison le dedica Joséphine, dove la rosa bulgara incontra violetta, pepe rosa e incenso dell’Oman. La scelta della rosa acquista un significato particolare pensando a Malmaison e alla passione dell’imperatrice per la botanica e la pittura floreale. Joséphine apprezzava le illustrazioni di Pierre-Joseph Redouté, ma commissionò anche ad Anne Vallayer-Coster un Bouquet de roses, esposto al Salon del 1804, lo stesso anno dell’incoronazione. Il dipinto e il profumo appartengono a epoche diverse, eppure mi piace accostarli. In entrambi, la rosa ha abbastanza carattere per reggere un ritratto.

E poi c’è Désirée Clary, che Rancé racconta come il primo amore di Napoleone. Se la sua storia finisse al fidanzamento giovanile con Bonaparte, avremmo soltanto il prologo. Désirée sposò infatti Jean-Baptiste Bernadotte e divenne regina di Svezia e Norvegia con il nome di Desideria. Il particolare più delizioso è che, quando il marito salì al trono nel 1818, lei rimase a Parigi. Tornò in Svezia soltanto nel 1823, in occasione delle nozze del figlio. Nel profumo, Rancé sceglie di ritrarre la ragazza di Marsiglia attraverso una rosa vivace e il frutto della passione. La corona, per quella volta, può aspettare.

L’album di famiglia prosegue con Mathilde, nipote di Napoleone I e cugina del futuro Napoleone III. Artista e mecenate, animò uno dei salotti più frequentati della Parigi ottocentesca. Fra i suoi ospiti, la maison ricorda Gustave Flaubert, Gustave Doré e Marcel Proust. Rancé ne traduce il temperamento con narciso, frutti esotici, iris e vaniglia. Basta passare da Joséphine a Désirée e poi a Mathilde per capire quanto siano diverse queste donne, e quanto cambino i profumi quando li si legge come ritratti.

Fra tutti questi nomi, Hélène è quello che mi ha fatto venire più voglia di andare a cercare. Nella scheda della fragranza classica, Rancé evoca l’ultimo amore di Napoleone e attribuisce a Jean Rancé la dedica olfattiva. Nella storia di famiglia, invece, la maison accosta la ricetta di Hélène a quella di François Charles, fra le creazioni ispirate ai figli di Bonaparte. Le due versioni aprono una pista che porta a Sant’Elena. Sull’isola dell’esilio visse Albine Hélène de Vassal, contessa di Montholon, che lasciò memorie di quegli anni, pubblicate nel 1901. Proprio a Longwood, nel 1816, nacque sua figlia Napoléone-Marie-Hélène-Charlotte, registrata nella genealogia dei Montholon. La sua presunta paternità napoleonica resta un’ipotesi. Eppure il nome Hélène, che riaffiora nell’isola, nella madre e nella figlia, basta già da solo a evocare un romanzo.

Anche Le Vainqueur, “il vincitore”, ha la sua isola. Rancé riconduce il profumo a una composizione di François per Napoleone e descrive la versione classica, riformulata nel 2005 da Jean-Christophe Hérault, attraverso il paesaggio della Corsica e il vento delle Bocche di Bonifacio. Qui sta l’accostamento che più mi affascina nei due Élixirs. Da una parte la Corsica, l’isola delle origini, evocata attraverso agrumi ed echi marini. Dall’altra Sant’Elena, l’isola dell’esilio, che affiora fra le righe di Hélène. In mezzo c’è quasi tutta la parabola di Napoleone.

Il capitolo milanese della maison comincia invece nel 1902, quando Alexandre Rancé trasferisce l’impresa in Italia e si dedica allo sviluppo della manifattura del sapone. Negli anni Trenta, sotto la guida di Maurice Rancé, il nome di famiglia compare su ciprie, rossetti, brillantine e persino calendari profumati. Questi ultimi mi sembrano un dettaglio irresistibile. Oggi siamo abituati ad associare un profumo a un ricordo. In quel caso, alla carta che ci ricordava che giorno fosse veniva affidato anche il compito di avere un odore. Oggi, con Giovanni Rancé, la maison è arrivata alla settima generazione.

È dentro questa continuità che si inserisce Les Élixirs, il progetto che rilegge Le Vainqueur e Hélène attraverso un’intensità diversa. La collezione si presenta con il tema della Golden Aura, un’aura dorata che prende forma nell’etichetta metallica scolpita, nel delicato motivo vegetale sul retro del flacone e nella confezione, uno scrigno con cornici dorate e decorazioni tono su tono. Nel mio caso, la forma del flacone di Le Vainqueur Élixir ha avuto un ruolo decisivo. Mi piace quella compostezza scenografica che invita a girarlo tra le mani per cogliere un particolare alla volta. Del resto, concedersi un piccolo oggetto regale sul mobile dei profumi mi sembra un’ambizione perfettamente ragionevole. Richiede molto meno impegno della conquista di un impero.

La costruzione olfattiva di Le Vainqueur Élixir parte dal contrasto fra luminosità e profondità. Bergamotto e mandarino incontrano un accordo marino, mentre l’artemisia dà all’apertura una sfumatura verde. Nel cuore, salvia sclarea e iris si aggiungono alla lavanda, al geranio, allo zenzero e alla noce moscata della versione classica. È però il fondo a raccontare meglio la trasformazione. Cedro e cuoio restano riconoscibili, mentre il vetiver di Haiti, il patchouli e il muschio di quercia portano la composizione verso una consistenza più terrosa. È come conservare l’aria salmastra della costa e aggiungervi, sotto i piedi, il sentiero scuro che dalla riva sale verso l’interno.

Hélène Élixir segue un’altra strada. Conserva la pera della versione classica e la mette al centro di un’apertura in cui compaiono fico d’India, carota e ribes nero. Quel passaggio mi incuriosisce perché, sulla carta, porta il fruttato in una direzione quasi vegetale, prima che gelsomino, mughetto, fiore di pero e magnolia ne distendano i contorni. Il fondo di muschio bianco, accordi ambrati, benzoino e sandalo chiude la composizione con una morbidezza cremosa. Se Le Vainqueur trova profondità nell’ombra di legni, cuoio e muschio di quercia, Hélène la cerca nel modo in cui la luce della pera si posa su un fondo caldo.

Come si porta nel presente un’eredità del genere? Per me, la risposta sta nel rendere la cura percepibile. La profondità olfattiva si coglie nella distanza fra il primo spruzzo e il fondo, l’eleganza nella misura con cui le note si tengono insieme, la ricercatezza anche in un motivo inciso sul retro, dove lo scopre soltanto chi prende il flacone in mano. È una forma di lusso che trovo attuale proprio perché lascia spazio alla curiosità. E se la storia comincia a Grasse, passa per Napoleone e arriva a Milano, il suo capitolo più personale inizia quando quel flacone entra nella nostra quotidianità. Le Vainqueur Élixir, nella mia, si è già assicurato un posto decisamente in vista.

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