Due nuove fragranze firmate da Cécile Zarokian trasformano mango, incenso, fiori d’arancio e vaniglia in un viaggio tra paesaggio e desiderio. Alla scoperta di una maison in cui il profumo incontra il design e persino un flacone sa come farsi corteggiare.

La California ha un talento particolare per farsi desiderare anche da chi, in quel preciso momento, si trova dall’altra parte del mondo con un’agenda troppo piena e una vacanza ancora da organizzare. Basta evocarla perché compaiano una luce indulgente, orizzonti generosi e quella promessa di benessere che rende improvvisamente plausibile l’idea di cambiare vita, o almeno di spegnere il telefono per un pomeriggio. L’OBJET prende questa suggestione e la affida a Cécile Zarokian, che la traduce in Ojai e Alento, due eaux de parfum capaci di affrontare lo stesso immaginario da prospettive differenti: il calore di un paesaggio e la dimensione raccolta di un respiro.

Ho avuto il piacere di partecipare alla loro presentazione su invito di Campomarzio70, realtà che porta nel proprio universo la maison, e di conoscere Cécile Zarokian, un’autrice il cui nome accompagna alcune delle creazioni più riconoscibili della profumeria artistica contemporanea. Incontrare chi compone profumi aggiunge sempre una dimensione preziosa alla scoperta: dietro una piramide olfattiva, con le sue rassicuranti suddivisioni in testa, cuore e fondo, torna a essere visibile un lavoro fatto di intenzioni, scelte e sensibilità. La scheda tecnica resta utile, naturalmente, ma non ha mai avuto una conversazione particolarmente brillante.

Per comprendere queste novità bisogna concedere un po’ di attenzione anche alla casa che le accoglie. Fondata nel 2005 da Elad Yifrach, L’OBJET nasce da una visione nella quale la bellezza partecipa alla vita quotidiana attraverso oggetti, gesti e atmosfere. Yifrach, già interior designer a Beverly Hills prima del trasferimento a New York, ha costruito un linguaggio che intreccia cultura del viaggio e artigianato, con una predilezione per quei dettagli che invitano la mano ad avvicinarsi prima ancora che la mente abbia formulato un giudizio. Porcellane lavorate a mano, tecniche ispirate alla gioielleria e dorature in oro a 24 carati raccontano una familiarità con la materia che aiuta a leggere anche il suo universo olfattivo.

Dentro questa visione, un profumo diventa un modo di abitare il proprio spazio personale. Se una coppa o un vaso modificano la percezione di una stanza, una fragranza può cambiare il modo in cui entriamo in quella stessa stanza, e talvolta anche il ricordo che lasciamo quando ne usciamo. È un’idea di lusso particolarmente seducente, perché riguarda l’esperienza delle cose e il piacere di tornarci, molto più a lungo dell’entusiasmo con cui abbiamo aperto la confezione.

La storia della collaborazione contiene, peraltro, un piccolo colpo di scena. Come ha raccontato pubblicamente Zarokian, il primo incontro con Yifrach avviene a Cannes nel settembre 2024 e dà origine a un’intesa professionale dalla quale sarebbe dovuta nascere una sola fragranza; durante il percorso creativo il progetto cresce, fino a diventare un dialogo a due voci. Un’evoluzione comprensibile: quando una conversazione funziona, chiuderla troppo presto sarebbe una scortesia. La California rimane il terreno comune, mentre Ojai e Alento ne sviluppano due diverse possibilità espressive.

Ojai prende il nome dalla località californiana che la maison evoca attraverso l’immagine della valle della luna, tra luce dorata, agrumeti e una spiritualità legata al paesaggio. La composizione, presentata come fruttata, floreale e ambrata, si apre con bergamotto, una nota verde e cardamomo, per poi accogliere mango, rosa bulgara e zafferano; sul fondo arrivano patchouli, incenso e vaniglia. Già nella scelta degli accostamenti si legge il desiderio di dare consistenza alla luminosità, costruendo sotto la componente fruttata una trama più scura e raccolta.

Il mango è il protagonista più goloso di questa architettura, ma la compagnia che gli è stata assegnata suggerisce ambizioni superiori a quelle di una coppa di frutta tropicale. La rosa bulgara gli offre un interlocutore floreale, lo zafferano introduce una tensione speziata e il fondo resinato apre una prospettiva più profonda. Nella lettura della struttura dichiarata, il piacere nasce proprio da questa relazione: immaginare la polpa, la sua generosità quasi tattile, e poi sentirne il racconto attraversato dalla terra del patchouli e dalla presenza dell’incenso. La vaniglia tiene insieme la morbidezza del disegno, con quella capacità di rendere desiderabile una composizione senza dover necessariamente trasformarla in un dessert.

Alento sposta il viaggio verso una geografia interiore. Il nome viene raccontato attraverso i significati di respiro, spirito, incoraggiamento ed energia vitale, mentre la sua costruzione unisce arancia e aldeidi in apertura, fiore d’arancio, note floreali fresche e lattoni nel cuore, vaniglia, ambra grigia e muschi bianchi nel fondo. Campomarzio70 ne sottolinea la morbidezza cremosa e vellutata, descrivendo una sensualità intima, luminosa e avvolgente.

È una promessa che invita a immaginare il profumo come una superficie sulla quale posarsi, qualcosa di vicino al corpo e alla sua temperatura. Nell’equilibrio fra apertura ariosa e fondo morbido si può leggere un’idea di piacere più distesa, con il fiore d’arancio al centro di una composizione che cerca continuità tra freschezza e calore. Se Ojai suggerisce lo sguardo che si allarga su un paesaggio, Alento offre l’immagine delle spalle che finalmente si rilassano: un lusso piuttosto concreto, in tempi nei quali persino riposarsi sembra richiedere una prenotazione.

Affidare questo progetto a Cécile Zarokian significa coinvolgere una profumiera capace di muoversi fra registri differenti. Diplomata all’ISIPCA, formatasi per quattro anni presso Robertet e indipendente dal 2011, firma già durante il periodo di formazione Epic Woman di Amouage, uscito nel 2009. Nel suo percorso si incontrano poi Ani e Ani X di Nishane, così come Material, Opus XIV Royal Tobacco e Outlands di Amouage, titoli che restituiscono la varietà di un lavoro cresciuto attraverso collaborazioni importanti e durature.

Con Ojai e Alento, Zarokian diventa inoltre la prima donna a creare fragranze per L’OBJET, un passaggio che Elad Yifrach accompagna sottolineandone la precisione e la sensualità creativa. Anche i flaconi partecipano a questo nuovo capitolo: per la prima volta nella collezione olfattiva della maison compare il rosso bruciato, scelto per evocare le gradazioni delle albe e dei tramonti californiani e la forza espressiva della collaborazione. Un colore che rende l’oggetto parte della narrazione e che, appoggiato su una mensola, ha tutta l’aria di sapere esattamente quanto sia fotogenico.

Il contesto di Campomarzio70, la cui proposta attraversa profumeria artistica, cosmetica e design, offre una cornice coerente a questa scoperta. Nel suo catalogo trovano spazio entrambe le creazioni, insieme all’universo di una maison che invita a osservare il rapporto fra ciò che indossiamo e ciò di cui amiamo circondarci.

Dalla presentazione porto con me soprattutto il piacere di aver incontrato un’autrice e di aver avvicinato due progetti che danno alla stessa ispirazione ritmi diversi. Da un lato il mango, la rosa e le resine suggeriscono una California piena di materia; dall’altro fiori d’arancio, vaniglia e muschi accompagnano un’immagine più raccolta, quasi domestica, del benessere. Tra le due rimane uno spazio nel quale ciascuno può mettere il proprio desiderio, un ricordo o una partenza ancora da decidere. E se per il biglietto aereo serve organizzarsi, per cominciare a fantasticare basta avvicinare un polso.

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