
Dal 31 ottobre al 2 novembre, nei padiglioni di Fiera Milano Rho, torna Golosaria Milano, la manifestazione ideata da Paolo Massobrio che riunisce produttori, artigiani del cibo, cantine, chef e protagonisti della cultura gastronomica italiana. Il tema scelto per questa edizione, “Il Gusto di creare il domani”, suggerisce una direzione precisa: guardare al futuro dell’alimentazione senza perdere il legame con le identità territoriali, le competenze artigiane e le storie di chi, ogni giorno, lavora lungo la filiera. Non soltanto una vetrina di prodotti, dunque, ma un luogo di confronto nel quale il gusto diventa il punto di partenza per ragionare su impresa, sostenibilità, innovazione e nuove forme di collaborazione.

Golosaria arriva a Milano con una formula che negli anni ha costruito una propria riconoscibilità, mettendo in relazione mondi spesso raccontati separatamente: quello dei produttori agricoli, delle aziende alimentari, dei ristoratori, dei vignaioli e dei professionisti della distribuzione. Il risultato è una manifestazione che permette di attraversare l’Italia gastronomica da una prospettiva concreta, fatta di assaggi, incontri e racconti diretti. Dietro ogni prodotto esposto c’è infatti una scelta produttiva, una storia familiare, una tecnica tramandata oppure una nuova idea d’impresa. È proprio questa pluralità a rendere interessante l’appuntamento: il cibo non viene presentato soltanto come risultato finale, ma come espressione di un sistema economico e culturale che continua a trasformarsi.
Il titolo dell’edizione 2026, “Il Gusto di creare il domani”, porta al centro una parola che merita attenzione: creare. Non si tratta semplicemente di conservare ciò che già esiste, né di inseguire a ogni costo le tendenze del momento. La sfida è riuscire a tenere insieme memoria e cambiamento, qualità e accessibilità, identità locale e capacità di dialogare con mercati sempre più ampi. In questo senso, il futuro del gusto passa anche dalla possibilità di costruire relazioni più solide tra chi produce le materie prime, chi le trasforma, chi le racconta e chi le porta sulle tavole. Una prospettiva che attraversa il programma della manifestazione e trova uno dei suoi momenti più significativi negli appuntamenti dell’Agorà.

La filiera come colleganza: il confronto sul futuro del gusto
Tra gli incontri da seguire c’è quello in programma sabato alle 15, nell’Agorà, intitolato “Il gusto di creare il domani: la filiera è colleganza”. Il tema mette a fuoco una questione decisiva per il sistema agroalimentare: la necessità di superare una visione frammentata della produzione, nella quale ogni soggetto si occupa esclusivamente del proprio segmento, per riconoscere invece il valore delle relazioni che tengono insieme l’intero percorso del prodotto. Agricoltori, trasformatori, imprese, professionisti e consumatori fanno parte di uno stesso ecosistema e la qualità finale dipende anche dalla capacità di costruire rapporti di fiducia e collaborazione.
Al confronto partecipano Massimo Donà, Piero Gabrieli di Petra Molino Quaglia, Guido Carlo Alleva e Carlo Colombara di Birra Origine Piemonte, con la moderazione di Paolo Massobrio. La presenza di figure provenienti da ambiti differenti consente di affrontare il tema da prospettive diverse, mettendo in relazione cultura, produzione, competenze imprenditoriali e identità territoriale. La parola “colleganza” richiama proprio questa dimensione: non una semplice collaborazione occasionale, ma il riconoscimento di una responsabilità condivisa. Perché una filiera funziona quando i suoi protagonisti riescono a parlarsi, a valorizzare il lavoro degli altri e a costruire obiettivi comuni.
Sempre sabato, alle 16.30, l’Agorà ospiterà un altro incontro di particolare interesse, “Di padre in figlio”, con Iginio e Nicola Massari. Il dialogo tra due generazioni della pasticceria italiana offre l’occasione per riflettere sul passaggio delle conoscenze, sull’evoluzione di un mestiere e sul rapporto tra tradizione e nuove sensibilità. Il tema della trasmissione è centrale in un settore nel quale il sapere non si esaurisce nelle ricette, ma comprende gesti, tempi, attenzione alle materie prime e capacità di interpretare il cambiamento senza perdere la propria identità. Il confronto tra padre e figlio diventa così anche una riflessione più ampia sul futuro delle imprese familiari e sulla possibilità di rinnovare un patrimonio professionale mantenendone intatto il valore.

Il mercato dei produttori, dove le storie diventano assaggi
Il cuore di Golosaria resta il mercato, lo spazio nel quale il pubblico può incontrare direttamente produttori e artigiani del gusto. È qui che la manifestazione mostra con maggiore immediatezza la varietà del patrimonio alimentare italiano: salumi, formaggi, conserve, oli, prodotti da forno, specialità regionali e lavorazioni che spesso nascono da una conoscenza profonda delle materie prime e del territorio. La presenza dei produttori permette di andare oltre la semplice degustazione, perché ogni assaggio può diventare l’occasione per conoscere un’azienda, capire una scelta produttiva e scoprire le caratteristiche di un ingrediente.
Tra le realtà presenti figurano nomi come Antica Corte Pallavicina, Gruppo Zivieri, Marco d’Oggiono Prosciutti, Friultrota, Callipo, Olearia San Giorgio e Forti Frantoio 1934. Aziende diverse per storia, dimensione e specializzazione, ma accomunate dalla capacità di rappresentare un’identità produttiva riconoscibile. Il loro lavoro racconta un’Italia nella quale la qualità alimentare continua a dipendere dalla conoscenza delle materie prime, dalla cura delle lavorazioni e dalla relazione con i luoghi di provenienza.
Anche il mondo caseario avrà uno spazio importante, con produttori come Betti, Capoferri, Deviscio, Agerolino, Barlotti, Terre del Giarolo e Valsamoggia. Il formaggio, più di molti altri prodotti, permette di leggere le differenze tra territori, sistemi di allevamento, tecniche di lavorazione e tradizioni locali. Dietro una forma ci sono il latte, il pascolo, il clima, la stagione e le competenze di chi segue ogni fase della produzione. La varietà delle proposte presenti a Golosaria offrirà quindi un percorso attraverso interpretazioni differenti di una delle grandi ricchezze della gastronomia italiana.
La pasticceria e il mondo dei lievitati completano il panorama con interpreti come Leonardo Di Carlo, Camporelli, Pasticceria Colombo, Pasticceria Gallina e Tumminello. Anche in questo caso il filo conduttore è il rapporto tra tecnica e identità: la ricerca sulle consistenze, la selezione degli ingredienti, la precisione delle lavorazioni e la capacità di reinterpretare prodotti della tradizione. Accanto alle specialità più consolidate trovano spazio anche esperienze che guardano a nuove sensibilità alimentari, come Maison Fermentée e Veggie Fledge, segno di un settore nel quale la sperimentazione non riguarda soltanto il gusto, ma anche i processi, le materie prime e i modelli di consumo.
Il mercato è, in definitiva, uno dei luoghi nei quali il tema dell’edizione prende forma concreta. Creare il domani significa anche dare visibilità a chi sta costruendo nuove possibilità per il cibo italiano, senza rinunciare alla qualità e alla riconoscibilità dei prodotti. E significa offrire al pubblico gli strumenti per scegliere con maggiore consapevolezza, conoscendo non soltanto ciò che porta in tavola, ma anche il lavoro che si trova dietro ogni prodotto.

Sicilia e Calabria, il Mediterraneo in primo piano
Tra i percorsi territoriali che caratterizzano questa edizione c’è quello dedicato alla Sicilia, protagonista anche attraverso Mediterraria Expo, che porta a Golosaria una selezione di aziende e produzioni capaci di raccontare la ricchezza dell’isola. La cucina siciliana è il risultato di una storia complessa, nella quale si intrecciano culture, ingredienti e tecniche differenti. Questa stratificazione si ritrova nei prodotti che arrivano in manifestazione: conserve, specialità gastronomiche, dolci, bevande e vini che restituiscono la varietà di un territorio nel quale il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma una vera matrice culturale.
Tra le aziende e i marchi presenti figurano Bibite Polara, Caraci Sicily Food, Fratelli Burgio, Pandittaino, Pantellolio, Sapito Pomodoro, Testa Conserve e Tumminello. Accanto alle produzioni alimentari, il percorso siciliano comprende anche una selezione di cantine: Arini, Bruchicello, Casa Grazia, Giardini di Tanit, Indovina e Ronsisvalle. Una presenza che consente di attraversare diverse espressioni dell’isola, dai prodotti della dispensa alle interpretazioni enologiche, con particolare attenzione al rapporto tra clima, varietà locali e identità dei luoghi.
La Calabria porta invece in manifestazione un patrimonio gastronomico nel quale convivono olio, conserve, salumi, formaggi, pasta e specialità dolciarie. Tra le realtà segnalate ci sono Callipo, Olearia San Giorgio, Garritano 1908, Isotta Salumi, Gattellaro, Falvo Pasta di Mandorle, Zeromiglia e Zigrino Formaggi. Anche il comparto vitivinicolo contribuisce a raccontare la regione con Barone G.R. Macrì, Fezzigna Vignaioli, Serragiumenta, Tenuta Macchione e Vigneti Vumbaca.
Sicilia e Calabria rappresentano due modi differenti, ma complementari, di interpretare il rapporto tra gastronomia e territorio. In entrambe le regioni il paesaggio, la storia agricola e la disponibilità di materie prime hanno costruito nel tempo un patrimonio di sapori molto riconoscibile. Portare queste produzioni a Milano significa offrire loro una vetrina, ma anche inserirle in un confronto nazionale nel quale le identità regionali possono dialogare, trovare nuovi interlocutori e raggiungere pubblici diversi.

La Liguria raccontata attraverso i suoi sapori
Un altro percorso territoriale di rilievo è quello dedicato alla Liguria, presente attraverso Regione Liguria, InLiguria, La Mia Liguria e Genova Gourmet. Il racconto della regione passa attraverso alcuni dei suoi prodotti più riconoscibili: il pesto, la focaccia, l’olio, le specialità di mare e i vini. Ma il valore di questa presenza non sta soltanto nella possibilità di assaggiare alcune delle preparazioni simbolo della cucina ligure. Sta anche nel mostrare quanto queste produzioni siano legate a un paesaggio particolare, nel quale la vicinanza tra mare e montagna, la conformazione del territorio e la disponibilità di materie prime hanno contribuito a costruire una cultura gastronomica precisa.
Tra gli appuntamenti e le esperienze legate alla regione trova spazio anche Fabio Bongiorni con Mortaio Aperto, un’occasione per avvicinarsi alla preparazione del pesto e al valore di una tecnica che richiede attenzione, manualità e conoscenza degli ingredienti. Il mortaio, in questo caso, non è soltanto uno strumento, ma il simbolo di un sapere che continua a essere tramandato e reinterpretato. Accanto a questa esperienza, la presenza di realtà come Mitilicoltori Spezzini, Manuelina, Mitili & Mitili e Locanda dei Banchieri contribuisce a raccontare una Liguria che trova nella cucina di mare e nelle tradizioni locali una parte importante della propria identità.
Il percorso ligure mostra anche quanto sia importante il legame tra promozione territoriale e lavoro delle imprese. Un prodotto diventa ambasciatore di un luogo quando riesce a conservare le caratteristiche che lo rendono riconoscibile, ma anche quando chi lo produce è in grado di raccontarlo e di inserirlo in un sistema di relazioni più ampio. È una prospettiva che si ritrova in tutta la manifestazione e che rende i percorsi regionali qualcosa di più di una semplice esposizione di specialità.

Il vino, cento produttori e duecento etichette da scoprire
Una parte importante di Golosaria è dedicata al vino, con circa cento produttori e duecento etichette che permettono di attraversare territori, denominazioni e stili differenti. La presenza delle cantine offre un’occasione per conoscere da vicino il lavoro dei vignaioli e confrontare interpretazioni diverse del patrimonio vitivinicolo italiano. In un momento nel quale il settore è chiamato a misurarsi con cambiamenti climatici, nuove abitudini di consumo e trasformazioni del mercato, il racconto del vino non può limitarsi alla descrizione di un’etichetta: deve comprendere il territorio, le scelte agronomiche, la gestione della cantina e la capacità di costruire un’identità riconoscibile.
Tra i nomi presenti figurano Marisa Cuomo, Masciarelli, Josef Weger, Ratti, Principe Corsini, Cantine Lunae, CVCG Franciacorta e Castello di Grumello. Accanto alle singole aziende, la manifestazione valorizza anche il lavoro dei consorzi, tra cui quelli della Barbera d’Asti, dell’Asti DOCG e del Conegliano Valdobbiadene Prosecco. Un insieme che consente di mettere a confronto territori molto diversi, dalle grandi tradizioni enologiche alle produzioni che hanno costruito la propria reputazione attraverso una forte riconoscibilità locale.
Il programma comprende anche momenti di approfondimento e degustazione, pensati per accompagnare il pubblico nella conoscenza delle etichette e delle denominazioni. Il vino, in questo contesto, diventa una chiave di lettura del paesaggio e della cultura agricola: ogni bottiglia porta con sé una storia di suoli, clima, vitigni, lavoro e scelte produttive. Non è un caso che uno degli appuntamenti più attesi sia la premiazione dei Top Hundred, in programma domenica alle 11. Il riconoscimento, legato alla selezione delle migliori espressioni del panorama enologico, rappresenta uno dei momenti più significativi per il settore e offre l’occasione di puntare l’attenzione su produttori ed etichette meritevoli di essere conosciuti.

Show cooking e cucina dal vivo: il territorio passa dai fornelli
La cucina sarà protagonista anche attraverso gli show cooking, che accompagneranno le giornate della manifestazione con appuntamenti dedicati a chef, interpreti della tradizione e nuove esperienze gastronomiche. Il valore di questi momenti non è soltanto spettacolare: vedere una preparazione prendere forma permette di comprendere il rapporto tra ingredienti, tecnica e sensibilità di chi cucina. La cucina dal vivo diventa così un modo per raccontare il territorio attraverso gesti concreti, mostrando come una materia prima possa essere interpretata in maniera diversa a seconda della cultura gastronomica e dell’esperienza professionale.
Il programma si sviluppa tra sabato e domenica, con appuntamenti che proseguono anche lunedì e che mettono in dialogo diverse tradizioni regionali. La varietà delle proposte riflette la natura stessa di Golosaria: non una cucina unica, codificata e riconducibile a un solo modello, ma un mosaico di esperienze che trovano nella qualità degli ingredienti e nella capacità di valorizzarli un terreno comune. È anche attraverso questi incontri che il pubblico può scoprire quanto il lavoro dello chef sia legato a quello dei produttori e quanto la cucina contemporanea dipenda dalla qualità delle relazioni che si costruiscono prima ancora di arrivare ai fornelli.
Accanto agli show cooking, lo street food amplia ulteriormente il racconto gastronomico della manifestazione. Tra le realtà presenti figurano Ape Cesare, Hostaria di Puglia, Buonovero, A Tavola!, Lady Chef, Tom Street Lab 2.4, Locanda dei Banchieri, Manuelina e Mitili & Mitili. La proposta permette di incontrare interpretazioni differenti della cucina informale, dalle specialità regionali alle preparazioni più contemporanee, mantenendo al centro la riconoscibilità degli ingredienti e delle tradizioni. A completare l’esperienza ci saranno anche le birre di A Tutto Malto e La Piazza, in un percorso che amplia il panorama delle bevande e delle possibilità di abbinamento.
Le botteghe, i ristoranti e il valore di chi tiene vivo il territorio
Golosaria non guarda soltanto ai produttori e alle aziende alimentari, ma anche a chi porta quotidianamente il patrimonio gastronomico nelle città e nei paesi: botteghe, negozi specializzati, ristoranti e attività che costruiscono un rapporto diretto con il pubblico. La qualità di un sistema alimentare, infatti, non dipende esclusivamente da ciò che viene prodotto, ma anche dalla capacità di selezionarlo, conservarlo, raccontarlo e renderlo accessibile. Le botteghe e i ristoranti svolgono un ruolo fondamentale in questo passaggio, perché sono spesso il luogo nel quale il consumatore incontra per la prima volta un prodotto e ne comprende il valore.
Domenica alle 15 è in programma la premiazione delle Botteghe d’Italia, un riconoscimento che valorizza le attività capaci di distinguersi per qualità, selezione e attenzione al cliente. È un appuntamento che richiama l’importanza del commercio di prossimità e del lavoro di chi contribuisce a mantenere viva una cultura alimentare fatta di competenza e relazione. Una bottega di qualità non è soltanto un punto vendita: è un luogo nel quale il prodotto viene scelto, spiegato e contestualizzato, diventando parte di un rapporto di fiducia con chi lo acquista.
Sempre domenica, alle 17.30, sarà protagonista Federico Menetto con “Caro ospite”, un appuntamento che richiama il tema dell’accoglienza e del rapporto tra chi gestisce un’attività e chi la frequenta. Anche in questo caso il filo conduttore è il valore della relazione: la qualità dell’esperienza gastronomica non si esaurisce nel piatto o nel prodotto, ma comprende il modo in cui una persona viene accolta, accompagnata e messa nelle condizioni di conoscere ciò che sta assaggiando.
Lunedì sarà invece dedicato anche ai riconoscimenti per il mondo della ristorazione, completando un percorso che mette al centro l’intera comunità del gusto. Produttori, negozianti, chef e ristoratori sono parti di uno stesso sistema e la manifestazione prova a raccontarne le connessioni, dando visibilità a chi contribuisce a costruire un’offerta gastronomica di qualità.

Creare il domani significa costruire nuove relazioni
Il tema scelto per Golosaria 2026 trova una delle sue interpretazioni più interessanti proprio nella capacità di mettere in relazione esperienze differenti. Il futuro del gusto non può essere affidato soltanto all’innovazione tecnologica o alla ricerca di nuovi prodotti, perché riguarda anche il modo in cui le imprese si organizzano, i territori valorizzano le proprie risorse e i consumatori maturano una maggiore consapevolezza. La sfida è costruire un modello nel quale la qualità non sia un elemento isolato, ma il risultato di un lavoro condiviso, capace di coinvolgere tutti i passaggi della filiera.
In questo scenario, la sostenibilità assume un significato concreto. Non riguarda soltanto l’impatto ambientale delle produzioni, ma anche la tenuta economica delle aziende, la possibilità di tramandare competenze, la valorizzazione delle aree rurali e la costruzione di condizioni che consentano ai produttori di continuare a investire nel proprio lavoro. Il rapporto con le materie prime, la gestione delle risorse, la riduzione degli sprechi e la capacità di creare valore lungo la filiera diventano aspetti centrali di una riflessione che non può essere separata dalla qualità gastronomica.
La presenza di partner e realtà impegnate in questi ambiti contribuisce ad ampliare il confronto. Lauretana, Petra Molino Quaglia, AGN ENERGIA, Comieco e DiNAMo, il Distretto Neorurale delle Tre Acque di Milano, si inseriscono in un contesto nel quale il tema della produzione alimentare viene affrontato anche attraverso il rapporto con l’energia, le risorse, il territorio e i modelli di sviluppo. La collaborazione con l’Università Cattolica e con i consorzi completa un quadro nel quale la manifestazione prova a tenere insieme impresa, ricerca e cultura.
Golosaria si conferma così un osservatorio sul presente e sulle prospettive del sistema agroalimentare italiano. La sua forza sta nella capacità di mettere accanto aziende consolidate e nuove realtà, prodotti conosciuti e specialità meno diffuse, grandi territori del vino e piccole produzioni artigianali. È una rappresentazione dell’Italia gastronomica che non si limita a celebrare ciò che è già stato costruito, ma cerca di individuare le energie che possono contribuire a scrivere le prossime pagine.



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