
MILANO — Ci sono collezioni che raccontano un’estetica e altre che cercano di dare forma a una domanda. La Primavera/Estate 2027 di SAGIO appartiene a questa seconda categoria. Presentata durante Milano Fashion Week, REMIX: XVIII REBORN prosegue la riflessione sull’identità iniziata nelle stagioni precedenti, ma sposta il punto di osservazione: non più l’immagine che scegliamo di mostrare agli altri, bensì il modo in cui percepiamo noi stessi.

L’identità, suggerisce Alexander Sagio, non è mai una forma stabile. Cambia con il tempo, con la luce, con il movimento e con lo sguardo. Come un riflesso sull’acqua, può apparire nitida e definita per poi deformarsi, frammentarsi e ricomporsi in una nuova immagine senza perdere la propria essenza.
Questa idea attraversa l’intera collezione e si traduce in un dialogo costante tra opposti: struttura e fluidità, controllo e spontaneità, presenza e dissoluzione. I capi costruiscono silhouette precise che vengono interrotte da drappeggi, intrecci e volumi scultorei capaci di seguire il corpo e modificarne la percezione. Superfici riflettenti e materiali traslucidi reagiscono alla luce, mentre sovrapposizioni e proporzioni alterano il contorno della figura a seconda dell’angolazione.

Alcuni look mantengono una costruzione rigorosa, quasi architettonica; altri sembrano lasciare che il corpo si perda tra pieghe, trasparenze e riflessi. È proprio in questa tensione che SAGIO trova il proprio equilibrio: non nella scelta tra definizione e metamorfosi, ma nella loro coesistenza.
A incarnare queste due visioni dell’identità sono le figure di Maria Antonietta e Veruschka, riferimenti che attraversano la collezione come poli complementari. Maria Antonietta rappresenta l’identità costruita attraverso la rappresentazione: l’abito come linguaggio, simbolo di potere e strumento attraverso cui definire la propria immagine pubblica. Veruschka, al contrario, incarna la trasformazione continua: attraverso body painting, fotografia e camuffamento, il corpo diventa superficie mutevole, capace di superare i confini di una forma precisa.
Tra queste due dimensioni si sviluppa il racconto di REMIX: XVIII REBORN. L’identità non viene presentata come qualcosa di definitivo, ma come un processo in continuo divenire, fatto di contrasti che convivono: forza e vulnerabilità, disciplina ed emozione, rigore e libertà espressiva.

Dal vivo, la collezione acquisisce una forza particolare. I capi non sembrano pensati per essere osservati da un solo punto di vista, ma per cambiare insieme al movimento del corpo e alla luce. Quello che da lontano appare come una forma netta e costruita, da vicino si trasforma in una composizione più complessa, fatta di dettagli, stratificazioni e superfici che riflettono e modificano l’immagine.
È una riflessione che riguarda anche il ruolo della moda contemporanea. In un sistema sempre più veloce e dominato dalla ripetizione delle immagini, Alexander Sagio rivendica la necessità di preservare uno spazio per la ricerca e per una creatività autentica, capace di generare visioni personali invece di riprodurre ciò che è già familiare.

In questo senso, il concetto di “rinascita” evocato dal titolo assume un significato profondo: non si tratta di diventare qualcun altro, ma di riconoscere le diverse parti che ci compongono e accettarne la continua trasformazione.
Con REMIX: XVIII REBORN, SAGIO non propone un’identità unica e immutabile. Propone, piuttosto, l’idea di un’identità in movimento: mutevole come l’acqua, capace di cambiare forma senza perdere la propria natura.
































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