Milano si prepara a diventare il centro del mondo con Vogue World, l’evento più atteso dell’anno che questa sera, 22 settembre, trasformerà la Galleria Vittorio Emanuele II in un palcoscenico internazionale dedicato alla moda, all’artigianalità e alla creatività italiana. Non sarà soltanto una spettacolare celebrazione dello stile, ma il manifesto di una Milano che difende il valore dell’ingegno umano mentre tecnologia e intelligenza artificiale stanno ridisegnando linguaggi, professioni e processi creativi. Con Vogue World prende ufficialmente il via la Milano Fashion Week® Women’s Collection, in programma fino al 28 settembre 2026 con un calendario imponente e una città pronta ad accogliere designer, buyer, giornalisti, celebrity e protagonisti dell’industria provenienti da ogni parte del mondo.

Il tema scelto per la serata, “The Human Touch in the Age of Technology”, restituisce perfettamente il senso di questa edizione: raccontare la forza del gesto umano, del sapere artigianale e delle competenze che hanno reso il Made in Italy un patrimonio riconosciuto a livello globale. Sotto le volte di vetro della Galleria, luogo simbolo dell’identità milanese, moda, danza, musica e performance dialogheranno attraverso una serie di atti dedicati alla creatività italiana, con la partecipazione straordinaria di Roberto Bolle. L’evento sarà trasmesso in diretta mondiale a partire dalle ore 20, portando davanti a un pubblico globale quella capacità tutta italiana di trasformare la materia, la tradizione e la memoria in una visione contemporanea.

Dopo le precedenti edizioni di New York, Londra, Parigi e Hollywood, Vogue World arriva per la prima volta in Italia e sceglie Milano non soltanto come capitale della moda, ma come laboratorio in cui industria, cultura e innovazione continuano a incontrarsi. L’iniziativa conserva inoltre una dimensione sociale concreta: contribuirà alla trasformazione della Biblioteca di Quarto Oggiaro in un nuovo polo culturale e creativo, riaffermando l’idea che la moda possa generare bellezza senza rinunciare alla responsabilità verso il territorio. La spettacolarità della serata diventa così il punto di partenza di un progetto capace di lasciare una traccia duratura nella città.

La Milano Fashion Week dedicata alle collezioni Primavera/Estate 2027 può contare sul sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di Agenzia ICE e del Comune di Milano. Il calendario definitivo comprende 60 sfilate, delle quali 53 fisiche e 7 digitali, 93 presentazioni, incluse 6 su appuntamento, e 58 eventi, per un totale di 211 appuntamenti, ai quali si aggiungono gli 11 incontri del Fashion Hub. Numeri che descrivono una manifestazione sempre più articolata, nella quale le grandi maison convivono con i designer emergenti, le esperienze fisiche si intrecciano con i contenuti digitali e la moda supera i confini della passerella per incontrare arte, formazione e impegno sociale.

Prada apre per la prima volta il calendario delle sfilate, affidando a uno dei nomi più autorevoli della moda italiana il compito di dare il tono all’intera settimana, mentre Giorgio Armani chiuderà domenica 27 settembre la programmazione fisica. Nel mezzo si concentreranno alcune delle prove creative più osservate della stagione: Maria Grazia Chiuri presenterà la sua seconda collezione ready-to-wear per Fendi, Meryll Rogge continuerà a delineare il nuovo corso di Marni e Demna tornerà da Gucci dopo il debutto che ha inaugurato una fase profondamente diversa nella storia della maison. Sabato 26 settembre riunirà Ferragamo, Dolce&Gabbana, MSGM, Laura Biagiotti e Bottega Veneta, componendo una delle giornate più dense e rappresentative della pluralità del sistema italiano.

L’attesa maggiore riguarda tuttavia Moschino, pronto a svelare venerdì 25 settembre la prima collezione firmata da Loris Messina e Simone Rizzo. Fondatori di Sunnei e protagonisti della scena indipendente milanese, i due direttori creativi raccolgono l’eredità di una maison che ha fatto dell’ironia, della provocazione e della capacità di sovvertire le convenzioni la propria identità. Il loro arrivo non rappresenta semplicemente una sostituzione alla guida dell’ufficio stile, ma il tentativo di riavvicinare Moschino allo spirito anticonformista del suo fondatore, restituendo al marchio una voce capace di parlare al presente senza perdere la propria memoria.

Accanto alle maison più celebri, la settimana apre le porte a un panorama internazionale in costante evoluzione. Marques’ Almeida, Miguel Vieira, Neithan Herbert e Victor-Hart sfileranno per la prima volta nel calendario milanese, mentre Banke Kuku, Mastewal Alemu e Timisola Shasanya debutteranno attraverso appuntamenti digitali. La presenza di creativi provenienti da differenti aree geografiche conferma la volontà di Milano di ampliare i propri orizzonti, accogliendo nuove estetiche e sensibilità senza rinunciare al ruolo centrale della filiera italiana.

Numerosi saranno anche gli esordi nel formato della presentazione: Absent Findings, Andrea Brocca, Be Nina, Blauer Glam, Cycle, Daily Mirror, Gongdid Design, Kenneth Tetteh, Lacca, Leandro Cano, Lug Von Siga, Misenithe, Off-White, Paris Texas, Sagio, Sézane, Unknown Artisan e Weekend Max Mara with Marie-Louise Sciò. Questa formula, più intima e narrativa rispetto alla passerella tradizionale, permette ai brand di costruire universi immersivi nei quali collezione, spazio e racconto diventano parti di una stessa esperienza.

Tra i ritorni spiccano Alanui, Gherardini e soprattutto La Perla, pronta a presentare il 26 settembre la Collection #00 e ad aprire ufficialmente un nuovo capitolo della propria storia. Dopo anni complessi, l’iconica maison bolognese della lingerie torna sotto i riflettori con il peso della sua straordinaria eredità artigianale e con l’ambizione di ricostruire una posizione contemporanea. La sua presenza racconta uno dei temi più affascinanti di questa Fashion Week: la possibilità, per i marchi storici italiani, di trasformare la memoria in una nuova opportunità creativa e industriale.

L’assenza più evidente sarà invece quella di Versace, fuori dal calendario in attesa del debutto di Pieter Mulier previsto per febbraio 2027. Un vuoto che non passa inosservato e che testimonia la profonda fase di trasformazione attraversata dal sistema del lusso, nel quale nuovi direttori creativi, cambiamenti societari e strategie di riposizionamento stanno modificando gli equilibri costruiti negli ultimi decenni.

La relazione tra moda e cultura troverà uno dei suoi momenti più importanti il 23 settembre, quando Camera Nazionale della Moda Italiana organizzerà a Palazzo Reale il Gala Dinner di apertura in occasione dell’inaugurazione della mostra “Dalí e la Moda”. L’esposizione, aperta al pubblico dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, approfondirà il rapporto del maestro surrealista con l’universo dell’abbigliamento, degli accessori e della rappresentazione del corpo, riportando l’attenzione sulle sue collaborazioni con Elsa Schiaparelli e sull’influenza esercitata dal suo immaginario sulla creatività del Novecento. Palazzo Reale diventerà così il luogo d’incontro tra moda, arte e cultura, rafforzando il carattere multidisciplinare dell’intera settimana.

Camera Nazionale della Moda Italiana conferma inoltre il proprio impegno nei confronti della nuova generazione attraverso il Fashion Hub di Palazzo Morando, inaugurato oggi e aperto al pubblico per tutta la settimana. Il programma ospiterà presentazioni, incontri e progetti dedicati ai talenti emergenti, tra i quali “Future Threads: Italy’s New Wave”, curato da Sara Sozzani Maino e costruito attorno alle esperienze di ACT N°1, Florania, Marcello Pipitone, Materia, Pecoranera e Simon Cracker. Domenica 27 settembre sarà invece la volta della dodicesima edizione di Milano Moda Graduate, la sfilata che offre agli studenti delle scuole italiane l’opportunità di presentare il proprio lavoro davanti all’industria e alla stampa internazionale.

Quella che comincia oggi non sarà dunque soltanto una successione di collezioni, presentazioni e feste esclusive. Milano si prepara a raccontare una moda consapevole della propria storia, ma costretta a interrogarsi sul futuro, sul rapporto con la tecnologia e sulla necessità di proteggere competenze che nessun algoritmo può sostituire. Dai grandi debutti alle rinascite più attese, dai giovani designer alle contaminazioni con l’arte, ogni appuntamento sembra convergere verso lo stesso interrogativo: quale valore avrà la creatività umana nel mondo che stiamo costruendo?

La prima risposta arriverà questa sera dalla Galleria Vittorio Emanuele II, dove Vogue World trasformerà il cuore di Milano in una celebrazione internazionale del talento, della materia e del gesto. Perché, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il futuro della moda può essere immaginato attraverso la tecnologia, ma continua a nascere dalle mani, dalle idee e dalle emozioni delle persone.

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