
Nel 1857 Charles Baudelaire pubblicava Les Fleurs du Mal e compiva un gesto destinato a cambiare per sempre la poesia moderna: cercare la bellezza anche dove la morale preferiva vedere soltanto oscurità, peccato, desiderio, decadenza e morte. Quasi centosettant’anni dopo, la profumeria sembra continuare, a modo suo, lo stesso esercizio, trasformando ciò che inquieta in qualcosa di seducente e arrivando persino a dare al Male una scia.
Non parliamo semplicemente di profumi dark o misteriosi. Questa volta è il nome stesso della fragranza a provocare: Vendetta, Morte, Matto, Madness, Envy, Sin, Poison, Evil. Parole che normalmente evocano sentimenti, paure e pulsioni da cui vorremmo prendere le distanze diventano invece oggetti del desiderio. Moderni Fleurs du Mal da vaporizzare sulla pelle.
VENDETTA — VALENTINO

Partiamo dal 2026 e da una parola italiana che non ha quasi bisogno di traduzione: Vendetta. Valentino la sceglie per il nuovo duo Vendetta Donna e Vendetta Uomo, trasformandola non tanto in desiderio di rivalsa quanto nell’espressione di una passione vissuta senza compromessi.

Vendetta Donna, creata da Dominique Ropion e Andrew Everett, accende un accordo di nettare d’arancia rossa prima di rivelare la carnalità della Tuberosa Osmobloom, adagiata infine sulla cremosità del sandalo.

Vendetta Uomo, firmata da Marie Salamagne, risponde con estratto di zenzero, un accordo liquoroso alla cannella e patchouli. Due interpretazioni diverse, accomunate da un nome potentissimo che porta immediatamente con sé passione, orgoglio, ferita e desiderio.
ARKANO DELLA MORTE — V CANTO BY TERENZI

Con Arkano della Morte, V Canto entra direttamente nel territorio degli Arcani Maggiori. Ma la Morte, nei Tarocchi, non rappresenta semplicemente la fine: è trasformazione, passaggio, necessità di abbandonare ciò che si è esaurito affinché qualcosa di nuovo possa nascere.
Questa metamorfosi prende forma attraverso una composizione scura e materica. Pelle scamosciata italiana, pepe nero del Malabar, pepe rosa del Perù e incenso dell’Oman introducono un’apertura speziata e fumosa; nel cuore cardamomo africano, labdano, cipriolo e cumarina costruiscono profondità e calore, mentre Styrax turco, costus indiano, salvia sclarea, ambra grigia e muschio accompagnano il fondo. Non una Morte intesa come annientamento, quindi, ma come momento estremo di trasformazione.
ARKANO DEL MATTO — V CANTO BY TERENZI

Dalla Morte al Matto, l’Arcano della libertà, dell’istinto e del coraggio di procedere verso ciò che ancora non conosciamo. La sua follia non è necessariamente perdita della ragione: può essere il rifiuto di seguire una strada già tracciata.
V Canto traduce questa imprevedibilità attraverso un gourmand decisamente esuberante: Caramello Turco e Frutto della Passione Brasiliano aprono la composizione, mentre Vaniglia del Madagascar, Fava Tonka dell’Amazzonia, pesca romagnola, gelsomino toscano e iris fiorentino costruiscono un cuore ricco ma dinamico. Nel fondo, Vaniglia Bourbon, Bianco Latte Italiano, fiori di vaniglia del Messico, muschio e ambra grigia amplificano la sensualità. Se la Morte è trasformazione, il Matto è il salto nell’ignoto che rende possibile ricominciare.

MADNESS — FRANCK BOCLET
Dal Matto alla Madness, la follia dichiarata senza mezzi termini. Franck Boclet costruisce intorno a questo nome una fragranza opulenta, gourmand, speziata e liquorosa, quasi una perdita di controllo tradotta olfattivamente.
L’apertura mescola cocco, latte di cocco, zafferano e rum; il cuore affonda nella sensualità di vaniglia, spezie, oud e rosa, mentre sandalo, ambra, patchouli e muschio ne sostengono il fondo. Una follia che non urla: seduce attraverso l’eccesso, la densità e una dolcezza volutamente fuori misura.

ENVY — GUCCI
Poi arriva l’invidia, uno dei sette peccati capitali. Nel 1997 Gucci non cercò metafore e la chiamò semplicemente Envy, affidandone la creazione a Maurice Roucel.
La composizione originale è diventata un piccolo oggetto di culto: bergamotto, fresia, ananas, magnolia e pesca introducono un cuore verde e floreale dominato da mughetto, giacinto, gelsomino, iris, violetta e rosa, prima di lasciare spazio a muschio di quercia, cedro, muschio e sandalo. Ed è proprio il contrasto a renderla interessante: un sentimento corrosivo come l’invidia raccontato attraverso una fragranza luminosa, floreale e verde. Il Male, evidentemente, non deve necessariamente vestirsi di nero.

SIN & PLEASURE — BORNTOSTANDOUT
Peccato e piacere. BORNTOSTANDOUT li mette nello stesso nome e quasi suggerisce che il confine tra i due sia molto più sottile di quanto siamo disposti ad ammettere.
Creata da Amélie Bourgeois, Sin & Pleasure intreccia vaniglia, caramello, rum e mandorla con patchouli, oud, sandalo e cuoio, mentre ylang ylang, fiori bianchi e muschio di quercia completano la composizione. Il gourmand incontra così legni e pelle, la dolcezza diventa trasgressione e il piacere assume quel retrogusto di proibito che rende il nome probabilmente uno dei più baudelairiani di questa selezione.

POISON — DIOR
E poi c’è Poison. Nel 1985 Dior ebbe l’audacia di chiamare una fragranza femminile semplicemente Veleno, trasformando una parola associata alla morte in una delle dichiarazioni di seduzione più riconoscibili della storia della profumeria.
Coriandolo speziato, tuberosa opulenta e opoponaco balsamico rappresentano alcune delle sfaccettature più caratteristiche di una costruzione molto più complessa, attraversata da fiori, frutta, spezie, legni e resine. Ma al di là della piramide resta soprattutto la potenza dell’idea: la bellezza può essere pericolosa, seducente e persino tossica. Poison non nasconde il veleno. Lo scrive sul flacone.
EVIL ANGEL — LORENZO PAZZAGLIA

Infine una contraddizione perfetta: Evil Angel, l’angelo malvagio di Lorenzo Pazzaglia. Bene e Male convivono nello stesso nome e nella stessa costruzione olfattiva, sviluppata proprio intorno al concetto di una sorprendente doppia anima.
L’apertura è un’esplosione di frutti tropicali, agrumi, menta, assenzio, legno di cashmere e note di pioggia; nel cuore emergono rum, whisky, cocco, cannella e cedro, mentre vaniglia Bourbon, tabacco, sandalo, mirra e legno di cedro conducono verso un fondo più caldo e oscuro. Prima luminoso e succoso, poi liquoroso, legnoso e sensuale: l’angelo rimane, ma gli sono decisamente cresciute le corna.
CRYING OF EVIL — STÉPHANE HUMBERT LUCAS

E quale profumo potrebbe chiudere meglio questo viaggio se non Crying of Evil, letteralmente il pianto del Male? Stéphane Humbert Lucas costruisce una fragranza che sembra riportarci direttamente nell’universo baudelairiano evocato all’inizio: un mondo popolato da sensualità e inquietudine, piacere e dolore, bellezza e mostruosità.
La composizione si apre con bacche rosa, tuberosa, violetta e spezie; nel cuore emergono sandalo, cuoio e rosa, mentre il fondo affonda nella profondità di patchouli, ambra, olibano e muschi. Il risultato è orientale, intenso, animale e misterioso, quasi una bellezza portata al limite estremo della propria sensualità.
Ed è forse proprio Crying of Evil a racchiudere il senso dell’intera selezione: il Male non viene semplicemente rappresentato, ma trasformato in emozione, materia e bellezza. Esattamente come nei Fleurs du Mal, ciò che dovrebbe respingere diventa irresistibilmente affascinante.
IL MALE HA SEMPRE AVUTO UN BUON PROFUMO?
Vendetta, follia, morte, invidia, peccato, veleno e male: parole che difficilmente assoceremmo a qualcosa di desiderabile diventano, una volta scritte su un flacone, sorprendentemente magnetiche. Ed è forse proprio questa contraddizione a raccontare qualcosa di profondo sul profumo: la seduzione non nasce necessariamente da ciò che è rassicurante, così come la bellezza non appartiene esclusivamente al Bene.
Baudelaire lo aveva intuito molto prima di noi. Les Fleurs du Mal cercavano poesia nell’ombra, nell’ambiguità e nella trasgressione; questi profumi fanno qualcosa di curiosamente simile, trasformando parole proibite in esperienze sensoriali e rendendo desiderabile persino ciò che dovrebbe spaventarci.
Sono, in fondo, moderni Fiori del Male: non si leggono, si indossano.
E forse il Bene rassicura. Ma il Male, almeno in profumeria, lascia spesso una scia molto più interessante.



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