Da Danny Boyle a Robert Pattinson, passando per Penélope Cruz, Javier Bardem, Al Pacino e il meglio del cinema italiano: dal 2 al 12 settembre Venezia torna a essere il luogo in cui cinema, moda, cultura e celebrity power si incontrano davanti agli occhi del mondo.

A settembre esisterà soltanto un posto in cui tutti vorranno essere: il Lido di Venezia. Dal 2 al 12 settembre 2026, l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica trasformerà ancora una volta la laguna nel centro assoluto del cinema mondiale, tra anteprime attesissime, grandi produzioni internazionali, registi leggendari, nuovi talenti, red carpet virali e star pronte a catalizzare l’attenzione dei media e dei social.

Il cartellone ufficiale è stato presentato giovedì 23 luglio dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e dal direttore artistico Alberto Barbera, rivelando un’edizione che sembra costruita per mettere d’accordo tutti: chi ama il cinema d’autore più rigoroso, chi aspetta tutto l’anno il glamour hollywoodiano, chi vuole scoprire i registi del futuro e chi sogna semplicemente di vedere i propri idoli attraversare il red carpet davanti al Palazzo del Cinema.

La selezione di Venezia 83 non sceglie tra spettacolo e cultura, ma li mescola in un programma densissimo, nel quale convivono film politici, drammi familiari, commedie nere, documentari monumentali e produzioni destinate a entrare nella prossima stagione dei premi. Il Concorso principale ospiterà venti opere, cinque delle quali italiane, mentre le sezioni Fuori Concorso, Orizzonti, Venice Spotlight, Biennale College Cinema e Venezia Classici allargheranno lo sguardo verso linguaggi, culture e generazioni differenti.

Danny Boyle apre il Festival con Ink

Ad accendere per primo lo schermo della Sala Grande sarà Ink, il nuovo film di Danny Boyle, presentato in anteprima mondiale e in Concorso mercoledì 2 settembre.

Il regista britannico, autore di film iconici come Trainspotting, The Beach, 28 giorni dopo e The Millionaire, torna con un progetto che parla di informazione, potere e manipolazione dell’opinione pubblica, temi che oggi appaiono più attuali che mai.

La sceneggiatura di James Graham, tratta dall’omonima opera teatrale candidata ai Tony Award, racconta il momento in cui Rupert Murdoch acquistò il quotidiano britannico The Sun e affidò al giornalista Larry Lamb il compito di trasformarlo in un giornale popolare, aggressivo e capace di conquistare milioni di lettori.

Siamo nel 1969, l’uomo sta per arrivare sulla Luna e, mentre il mondo guarda verso il futuro, nasce un nuovo modo di costruire le notizie, attirare l’attenzione e influenzare il pubblico. Una storia ambientata oltre cinquant’anni fa, ma perfetta per raccontare l’epoca dei social network, degli algoritmi, della polarizzazione e del clickbait.

Il cast promette già scintille, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy pronti a portare sul grande schermo una battaglia editoriale che ha cambiato per sempre il modo di comunicare.

Una corsa al Leone d’Oro piena di giganti

La competizione per il Leone d’Oro si annuncia serratissima, perché il Concorso riunisce alcuni dei nomi più autorevoli e imprevedibili del cinema contemporaneo.

Werner Herzog arriva al Lido con Bucking Fastard, film interpretato per la prima volta insieme dalle sorelle Kate e Rooney Mara, affiancate da Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. Il regista tedesco, autore di capolavori come Aguirre, furore di Dio, Fitzcarraldo e Grizzly Man, continua a esplorare personaggi ossessionati, territori estremi e vite spinte oltre ogni limite, confermandosi uno degli autori più radicali e affascinanti della storia del cinema.

Martin McDonagh presenta invece Wild Horse Nine, una commedia nera ambientata tra Stati Uniti e Cile che può contare su un cast semplicemente irresistibile: John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits, Parker Posey, Mariana Di Girolamo e Ailín Salas.

McDonagh ha già dimostrato con In Bruges, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’isola di saper mescolare ironia feroce, tragedia, violenza e personaggi indimenticabili. Il suo nuovo lavoro, legato al mondo della CIA, potrebbe diventare uno dei film più discussi, amati e divisivi della Mostra.

Il cinema asiatico schiera due veri fuoriclasse. Hirokazu Kore-eda, Palma d’Oro a Cannes con Un affare di famiglia, porta in gara Look Back, mentre il sudcoreano Lee Chang-dong torna dietro la macchina da presa con Possible Love, interpretato da Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong.

Kore-eda è diventato uno dei più sensibili narratori delle famiglie contemporanee, delle relazioni fragili e dei legami costruiti al di fuori delle convenzioni. Lee Chang-dong, autore di Oasis, Secret Sunshine, Poetry e Burning, osserva invece le tensioni sociali e morali della Corea attraverso storie intense, complesse e mai rassicuranti. Il loro arrivo al Lido rappresenta già un appuntamento imperdibile per i cinefili.

Dal Giappone arriva anche Shinya Tsukamoto con Mr. Nelson, Did You Kill People?, interpretato, tra gli altri, da Geoffrey Rush e Lily Franky. Il regista di culto di Tetsuo ha costruito un cinema fisico, visionario e profondamente antimilitarista, nel quale il corpo umano diventa spesso il campo di battaglia delle paure e delle contraddizioni della società.

Tra i titoli più attesi figura anche Bunker di Florian Zeller, con Penélope Cruz e Javier Bardem insieme a Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger.

Zeller, drammaturgo francese passato alla regia con The Father, premiato con due Oscar, è riuscito a trasformare gli spazi domestici in labirinti emotivi e psicologici. Con due interpreti magnetici come Cruz e Bardem, il film potrebbe regalarci una delle prove attoriali più intense dell’edizione.

Robert Pattinson arriverà invece con Primetime, esordio nella finzione del documentarista Lance Oppenheim, affiancato da Merritt Wever, Skyler Gisondo e dalla cantautrice Phoebe Bridgers.

Dopo aver lasciato definitivamente alle spalle l’immagine da teen idol di Twilight, Pattinson ha lavorato con registi come David Cronenberg, Claire Denis, Robert Eggers, Christopher Nolan e Bong Joon-ho, diventando uno degli attori più coraggiosi e imprevedibili della propria generazione. Ogni suo nuovo progetto è ormai un evento e la sua presenza sul red carpet veneziano promette di diventare immediatamente virale.

Nel Concorso troveremo inoltre Company, diretto e interpretato da Casey Affleck con Nick Nolte, Ben Mendelsohn e Scoot McNairy; A Bit of Light dell’iraniano Ali Asgari; Un bon petit soldat di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon; Woman Unknown della danese May el-Toukhy; A Place to Heal di Cédric Kahn; il monumentale Dau di Ilya Khrzhanovsky e Un peu avant minuit di Nicolas Pariser con Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani, Melvil Poupaud e Anaïs Demoustier.

Cinque film italiani pronti a conquistare Venezia

L’Italia arriva al Lido con cinque titoli in Concorso e una squadra di registi molto diversa per linguaggio, sensibilità e generazione.

Nanni Moretti torna in gara con Succederà questa notte, interpretato dallo stesso regista insieme a Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro ed Elena Lietti.

Da Ecce bombo a Caro diario, passando per La stanza del figlio e Il sol dell’avvenire, Moretti ha raccontato per oltre quarant’anni le nevrosi, le trasformazioni politiche e le contraddizioni della società italiana. Il suo cinema continua a muoversi tra autobiografia, ironia, malinconia e osservazione collettiva, ed è facile immaginare che anche questa volta il suo film dividerà, farà discutere e riempirà le pagine dei giornali.

Marco Bechis presenta Ritorno a Buenos Aires, con Adriano Giannini e un ampio cast argentino. Il regista di Garage Olimpo torna nei territori della memoria sudamericana, affrontando ancora una volta temi come la dittatura, l’esilio, l’identità e le ferite che la storia lascia all’interno delle vite private.

Edoardo De Angelis porta in gara Il fuoco che ti porti dentro, interpretato da Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno.

Dopo Indivisibili, Il vizio della speranza e Comandante, il regista napoletano conferma la propria attrazione per personaggi combattivi, irregolari e difficili da dimenticare, sospesi tra realismo, simbolismo e una dimensione quasi mitologica.

Andrea Pallaoro dirige Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon in The Echo Chamber, uno dei progetti italiani dal respiro più internazionale.

Autore di Medeas, Hannah e Monica, Pallaoro costruisce immagini rigorose, silenziose e quasi pittoriche, utilizzando il cinema per esplorare l’isolamento, la solitudine e la fragilità emotiva. La presenza di Marinelli, Vikander e Sarandon rende il film uno dei titoli più intriganti dell’intera selezione.

Completa la squadra italiana Paolo Strippoli con L’estranea, interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.

Dopo essersi fatto conoscere nel cinema di genere con A Classic Horror Story e Piove, Strippoli approda al Concorso principale con un’opera che potrebbe portare al Lido una componente più oscura, inquietante e contemporanea.

Al Pacino, Pamela Anderson e Paul Schrader: il Fuori Concorso è da capogiro

Pensare che il meglio si trovi soltanto nel Concorso sarebbe un errore, perché il programma Fuori Concorso è pieno di titoli e interpreti capaci di monopolizzare l’attenzione.

Father Joe di Barthélémy Grossmann porterà a Venezia Al Pacino, Kiefer Sutherland ed Ever Anderson. La presenza di Pacino, icona assoluta del cinema americano grazie a film come Il padrino, Serpico, Scarface e Scent of a Woman, sarà uno dei momenti più attesi sul red carpet.

Kornél Mundruczó presenterà invece Place to Be, con Ellen Burstyn, Taika Waititi, Pamela Anderson, Murray Bartlett e David Wenham.

Pamela Anderson sta vivendo una delle fasi più interessanti della sua carriera, dopo essere riuscita a trasformare la propria immagine pubblica e a essere finalmente riconosciuta anche per la profondità delle sue interpretazioni. La sua apparizione veneziana sarà inevitabilmente uno degli eventi fashion e mediatici dell’edizione.

Paul Schrader, sceneggiatore di Taxi Driver e autore di film come American Gigolo e Mishima, arriverà con The Basics of Philosophy, interpretato da Jack Huston, Sofia Boutella, Bill Pullman e Daniel Zovatto.

Il cinema italiano sarà rappresentato anche da Nessun dolore di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, e da Scherzetto di Mario Martone, che torna a dirigere Toni Servillo affiancandolo a Serena Rossi e Leonardo Lidi.

Due autori profondamente legati alla storia recente della Mostra, capaci di raccontare l’Italia attraverso prospettive differenti ma altrettanto riconoscibili.

Dio ride di Giovanni Veronesi chiuderà la Mostra

L’ultima notte di Venezia 83 avrà il sapore italiano di Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi che sarà presentato Fuori Concorso sabato 12 settembre, dopo la cerimonia di premiazione.

Il cast riunisce Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.

Veronesi, autore della saga di Manuale d’amore e de I moschettieri del re, torna al Lido con un film che promette di unire commedia, emozione e riflessione esistenziale, affidandosi a un gruppo di interpreti tra i più amati e versatili del cinema italiano.

Documentari extra large: da Elon Musk a Bernardo Bertolucci

Alcuni dei progetti più sorprendenti dell’edizione arriveranno dal mondo del documentario.

Alex Gibney presenta Musk, un ritratto di quasi quattro ore dedicato a Elon Musk. Premio Oscar per Taxi to the Dark Side, Gibney ha costruito la propria carriera investigando sistemi di potere, scandali, tecnologia, finanza e comunicazione, raccontando figure e organizzazioni capaci di influenzare profondamente la società contemporanea.

Elon Musk, imprenditore, proprietario di aziende tecnologiche e protagonista costante del dibattito pubblico, rappresenta il soggetto perfetto per un documentario che promette di indagare non soltanto una persona, ma un’intera idea di potere economico, mediatico e politico.

Luca Guadagnino firma invece Joie de vivre, un’opera di oltre sette ore dedicata a Bernardo Bertolucci.

Il progetto si annuncia come un viaggio monumentale nella vita e nel cinema del regista di Ultimo tango a Parigi, Novecento e L’ultimo imperatore, ma anche come un dialogo ideale tra due autori italiani che hanno saputo costruire una carriera profondamente internazionale, elegante e sensuale.

Tra gli altri documentari figurano What Love Builds di Russell Crowe, Be Brave di Francesco Carrozzini con Renzo Rosso, Union Town della due volte premio Oscar Barbara Kopple e They’re Here di Laura Poitras e Rachel Mueller.

Spazio anche alla musica con un progetto dedicato agli Oasis e con Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano, omaggio al compositore che ha legato il proprio nome alle opere di Federico Fellini, Luchino Visconti e Francis Ford Coppola.

Orizzonti guarda al cinema del futuro

Orizzonti resta una delle sezioni più interessanti per chi vuole scoprire nuove voci, storie inaspettate e linguaggi capaci di anticipare il cinema dei prossimi anni.

Ad aprire la sezione sarà La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, ispirato alla vita della fotografa tedesca Gerda Taro, pioniera del fotogiornalismo di guerra e compagna professionale e sentimentale di Robert Capa.

Nel cast figurano Emilia Schüle, Aaron Altaras e Luna Wedler, chiamati a raccontare una donna diventata simbolo di libertà, coraggio e impegno politico.

Tra i film italiani spicca Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta, interpretato da Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini ed Elio De Capitani.

Edoardo Gabbriellini presenta invece La città dei vivi, tratto dal libro-inchiesta di Nicola Lagioia sul delitto Varani, con Valerio Mastandrea, Emanuele Maria Di Stefano e Gaia Merlonghi.

Tommaso Landucci porta al Lido I figli della scimmia, con Riccardo Scamarcio e Fausto Russo Alesi, mentre il resto della selezione attraversa Thailandia, Polonia, Iran, Bangladesh, Camerun, Grecia, Germania, India e Balcani.

Tra i cortometraggi compare anche l’esordio alla regia di Saoirse Ronan con Paper Plane. L’attrice irlandese, più volte candidata all’Oscar grazie a film come Espiazione, Brooklyn, Lady Bird e Piccole donne, passa dietro la macchina da presa con un’opera interpretata da Martha Malone, Clare Dunne e Tim Creed.

Venice Spotlight intercetta il presente

Venice Spotlight sarà inaugurata dal documentario Sumo: Spirit Weighs Nothing di Erik Shirai e ospiterà film capaci di affrontare le trasformazioni politiche, sociali e culturali del nostro tempo.

Tra i titoli più attesi figura Hombre al agua, diretto e interpretato da Gael García Bernal, attore simbolo del cinema latinoamericano e protagonista di film come Amores perros, Y tu mamá también e I diari della motocicletta.

L’Italia sarà rappresentata da Serpenti di Roberto De Paolis Maino, con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino, un cast che riunisce alcune delle personalità più interessanti del nostro cinema.

Particolarmente significativo appare anche Conversation with the Sea del regista palestinese Muayad Alayan, mentre Ground Floor di Gábor Reisz e I Matter di Alina Șerban promettono di affrontare temi identitari e sociali attraverso prospettive lontane dalle formule più convenzionali.

Maggie Gyllenhaal presidente di giuria

A decidere il vincitore del Leone d’Oro sarà una giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, attrice, sceneggiatrice e regista che proprio a Venezia aveva conquistato nel 2021 il premio per la migliore sceneggiatura con il suo debutto dietro la macchina da presa, La figlia oscura.

Con lei lavoreranno la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico premio Oscar Daniel Blumberg, lo studioso italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la cineasta afghana Shahrbanoo Sadat e il maestro hongkonghese Johnnie To.

La giuria assegnerà il Leone d’Oro, il Gran Premio della Giuria, il Leone d’Argento per la regia, le Coppe Volpi per le migliori interpretazioni, il Premio Speciale della Giuria, il riconoscimento per la migliore sceneggiatura e il Premio Marcello Mastroianni destinato a un giovane interprete emergente.

Le cerimonie di apertura e chiusura saranno condotte da Greta Scarano e Nicolas Maupas, due volti capaci di rappresentare generazioni differenti del cinema e della serialità italiana.

Ellen Burstyn e George Clooney celebrati con il Leone alla carriera

Venezia 83 renderà omaggio a due personalità fondamentali del cinema americano: Ellen Burstyn e George Clooney.

Burstyn, premio Oscar per Alice non abita più qui di Martin Scorsese e indimenticabile protagonista de L’esorcista e Requiem for a Dream, riceverà il riconoscimento dopo una carriera lunga oltre sessant’anni, attraversata con intensità, eleganza e una capacità interpretativa fuori dal comune.

La sua presenza sarà accompagnata anche dal cortometraggio Flesh Impact, diretto da Maggie Gyllenhaal e interpretato da Dakota Johnson, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi.

George Clooney appartiene invece da tempo alla storia mondana e cinematografica della Mostra. Attore, regista, produttore e attivista, ha saputo trasformare la popolarità televisiva ottenuta con ER in una carriera costruita tra grande cinema, impegno civile e fascino senza tempo.

Dal lavoro con i fratelli Coen e Steven Soderbergh fino alla regia e alla produzione, Clooney rappresenta perfettamente quella combinazione tra star power e autorevolezza che Venezia ha sempre saputo celebrare.

Venezia Classici riporta i capolavori sul grande schermo

La Mostra non guarda soltanto al futuro, ma continua a custodire e valorizzare la memoria del cinema.

Venezia Classici presenterà restauri di opere firmate da Luis Buñuel, John Cassavetes, Roger Corman, Ernst Lubitsch, Roberto Rossellini, Ettore Scola, Roman Polanski e Andrzej Wajda.

Tra i titoli italiani figurano Viaggio in Italia, capolavoro assoluto di Rossellini, Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini e Lo zio di Brooklyn di Daniele Ciprì e Franco Maresco.

Il film di preapertura sarà Col cuore in gola di Tinto Brass, opera del 1967 restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, un thriller pop e psichedelico interpretato da Jean-Louis Trintignant che racconta una stagione irripetibile del cinema e dell’immaginario italiano.

Il Lido non è soltanto una location: è parte dello spettacolo

Il vero segreto del Festival di Venezia resta il suo scenario. Nessun’altra manifestazione cinematografica possiede la stessa atmosfera sospesa tra acqua, storia, architettura, moda e desiderio.

Il Palazzo del Cinema, inaugurato nel 1937 e costruito secondo i modelli dell’architettura razionalista, continua a essere il cuore della Mostra. La Sala Grande ospita le anteprime più importanti, le cerimonie e le passerelle più attese, mentre la Sala Darsena, il Palazzo del Casinò e le altre strutture trasformano il Lido in una piccola città interamente dedicata al cinema.

Durante il Festival, i vaporetti del mattino si riempiono di giornalisti, attori, professionisti e appassionati, gli alberghi diventano luoghi di incontro e negoziazione, i fotografi presidiano il tappeto rosso e ogni apparizione può trasformarsi nel giro di pochi minuti in un momento virale.

Abiti, gioielli, beauty look e gesti catturati dalle telecamere viaggeranno immediatamente su Instagram, TikTok e sulle piattaforme internazionali, dimostrando ancora una volta che Venezia non è soltanto una vetrina cinematografica, ma anche uno dei più importanti eventi mondiali per la moda e la cultura pop.

Il pubblico potrà assistere agli arrivi sul red carpet dalle aree pedonali, mentre le passerelle saranno trasmesse anche attraverso un grande schermo e sui canali ufficiali della Biennale. Il programma giornaliero delle proiezioni e la vendita dei biglietti saranno disponibili nelle settimane precedenti l’inizio della manifestazione.

È proprio questa combinazione a rendere Venezia unica: industria e sperimentazione, cinefilia e celebrity culture, storia e contemporaneità, smoking impeccabili e film capaci di scuotere le coscienze.

Con Danny Boyle pronto ad aprire le danze e nomi come Robert Pattinson, Penélope Cruz, Javier Bardem, Rooney e Kate Mara, Al Pacino, Pamela Anderson, Luca Marinelli, Jasmine Trinca e Alessandro Borghi attesi sul red carpet, Venezia 83 possiede già tutti gli ingredienti per diventare l’evento culturale più caldo e raccontato di settembre.

Eppure, come ogni anno, saranno probabilmente i film meno prevedibili, le scoperte improvvise e gli incontri inaspettati a costruire la vera storia della Mostra. Perché a Venezia il cinema non viene semplicemente proiettato: viene vissuto, discusso, fotografato, indossato e trasformato in leggenda.

Chi conquisterà il Leone d’Oro e quale star dominerà davvero il red carpet più glamour del 2026?

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