
Alla 79ª edizione del Festival di Cannes 2026, la Croisette continua a trasformarsi nel più potente teatro contemporaneo dell’immaginario globale. Non soltanto cinema, ma estetica, identità, linguaggio visivo, diplomazia culturale e moda come forma narrativa. È in questo scenario sospeso tra arte e spettacolo che una presenza in particolare ha catturato l’attenzione internazionale: quella della top model uzbeka Vialina Lemann.
Il 17 maggio 2026, in occasione della première del film Garance della regista Jeanne Herry, Vialina Lemann ha attraversato il red carpet del Palais des Festivals con una presenza magnetica, sofisticata e profondamente scenografica, diventando immediatamente uno dei volti più fotografati dell’intera giornata.
Per la sua apparizione sulla Croisette, la modella ha scelto una creazione firmata Yoland: un abito in velluto nero assoluto, costruito con linee sensuali ma rigorose, attraversato da un lungo spacco laterale capace di donare movimento teatrale alla silhouette senza mai scivolare nell’eccesso. A dominare la scena erano soprattutto i ricami sul busto e sulle spalle: cristalli tagliati a mano che, sotto la pioggia incessante dei flash, componevano preziosi motivi orientali luminosi.

Un look che andava ben oltre la semplice estetica da red carpet. La creazione Yoland portava infatti sulla Croisette un dialogo raffinato tra artigianato omanita, decorazione mediorientale e haute couture contemporanea, costruendo un immaginario sofisticato e multiculturale perfettamente in sintonia con il nuovo spirito internazionale di Cannes.
In un’edizione del Festival dominata dal ritorno di un glamour più essenziale, cinematografico e identitario, Vialina Lemann ha incarnato una femminilità intensa e moderna: elegante senza rigidità, scenografica senza artificio, internazionale senza perdere autenticità culturale.
Il red carpet di Garance era già tra gli appuntamenti più attesi della giornata. Il nuovo film di Jeanne Herry — interpretato da Adèle Exarchopoulos — affronta il tema della fragilità emotiva e della rinascita personale attraverso il percorso umano di una giovane attrice. Un’opera intensa, psicologica e profondamente contemporanea che ha immediatamente acceso l’attenzione della critica internazionale presente a Cannes.
Ma la presenza di Vialina Lemann al Festival non si limita a un’unica apparizione couture. La top model è infatti protagonista di alcuni tra gli eventi mondani e cinematografici più esclusivi dell’intera manifestazione, consolidando sempre più il proprio ruolo come figura trasversale tra moda, cultura e attivismo internazionale.
Il 18 maggio sarà tra gli ospiti del red carpet della Better World Fund, organizzazione internazionale impegnata nella promozione dei diritti umani, dell’uguaglianza sociale e del sostegno alle donne. Nella stessa serata parteciperà anche all’Award Ceremony accanto a Sharon Stone, da anni tra i volti più attivi nel panorama delle iniziative umanitarie legate al Festival.
Il 19 maggio tornerà sulla Montée des Marches per la première di Amarga Navidad, il nuovo attesissimo film di Pedro Almodóvar, insieme alla supermodel canadese Coco Rocha. Un’apparizione che promette già di diventare uno dei momenti fashion più discussi di questa edizione di Cannes.
Il 20 maggio sarà invece presente alla première di The Man I Love del regista Ira Sachs, accanto all’attore internazionale Kevin Spacey.
Dietro l’impatto visivo e il glamour della Croisette emerge però una dimensione ancora più interessante: quella dell’impegno culturale e sociale. Vialina Lemann è stata recentemente insignita di una Special Mention ai TAO AWARDS 2025 per il suo sostegno ai diritti delle donne e per il lavoro di valorizzazione della diversità culturale attraverso la moda e la comunicazione internazionale.
Ed è forse proprio questo il dettaglio che rende la sua presenza a Cannes così contemporanea. In un’epoca in cui il fashion system cerca nuove forme di autenticità, rappresentazione e contenuto, Vialina Lemann non appare soltanto come una top model, ma come il simbolo di una nuova generazione di icone globali: figure capaci di trasformare il red carpet in un linguaggio culturale, l’estetica in racconto e la moda in identità.
Sulla Croisette, tra cinema, riflessi di cristallo e velluto nero, una nuova icona internazionale sembra ufficialmente nata.




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