Parigi Fashion Week oggi: il cuore simbolico della moda globale

Nel panorama contemporaneo della moda internazionale, la Paris Fashion Week continua a occupare un ruolo centrale e insostituibile. Non è solo una settimana di sfilate, ma un sistema culturale complesso in cui heritage, sperimentazione e visione futura convivono. Parigi resta il luogo dove l’alta moda custodisce le proprie radici artigianali, ma anche dove nuovi linguaggi trovano legittimazione e risonanza globale. La Haute Couture Week, in particolare, rappresenta uno spazio di libertà creativa assoluta, in cui il gesto sartoriale diventa narrazione, identità e manifesto culturale.

È proprio in questo contesto che eventi come l’Oriental Fashion Show assumono un significato ancora più profondo: non semplici presentazioni di collezioni, ma piattaforme culturali capaci di ampliare il concetto stesso di couture, rendendolo plurale, inclusivo e contemporaneo.

Oriental Fashion Show: couture come dialogo tra culture

In concomitanza con la Haute Couture Week di Parigi, l’Oriental Fashion Show è tornato nella capitale francese sotto la direzione di Hind Joudar, confermandosi come uno dei progetti più interessanti nel panorama della moda internazionale. Un format che mette al centro il dialogo tra artigianato, creatività e identità culturali, dando voce a designer provenienti da Medio Oriente, Asia centrale, Africa e oltre.

Le collezioni Couture Primavera/Estate 2026 presentate a Parigi raccontano una visione della moda come linguaggio universale, capace di superare confini geografici ed estetici, valorizzando la diversità come ricchezza creativa.

Hôtel de Crillon: tradizione e audacia

La prima tappa dell’Oriental Fashion Show si è svolta nella cornice iconica dell’Hôtel de Crillon, luogo simbolo dell’eleganza parigina.

YOLAND, dal Sultanato dell’Oman, ha portato in passerella una haute couture caratterizzata da ricami raffinati e lavorazioni manuali di altissimo livello, esaltate da una palette cromatica audace e sofisticata.

REESHA DESIGN by Shahad Al Sharood, da Dubai, ha proposto una couture dal linguaggio giocoso e contemporaneo, dove le piume – elemento iconico del brand – diventano protagoniste scenografiche, reinterpretando il glamour in chiave moderna e teatrale.

Musée Guimet: identità, sperimentazione e bridal couture

Il secondo appuntamento ha trovato casa al Musée Guimet, spazio profondamente legato al dialogo tra culture, perfetto per accogliere la visione multiculturale dell’Oriental Fashion Show.

MANAL AJAJ, da Dubai, ha presentato abiti scultorei dalle forme architettoniche e di forte impatto visivo, mentre REEM RADDAD, dalla Giordania, ha raccontato un’eleganza raffinata che fonde con naturalezza estetiche orientali e occidentali.

Il Libano è stato rappresentato da BERNARD JABBOUR, con abiti da sera e da cerimonia dal taglio impeccabile e senza tempo, mentre HANY EL BEHAIRY, dall’Egitto, ha ridefinito i codici della bridal couture attraverso una visione innovativa e contemporanea.

ADIBA, dal Kuwait, ha proposto collezioni bridal ispirate a un’eleganza nostalgica e sofisticata, in dialogo con una femminilità senza tempo. HIROSHI GOTO, designer giapponese-brasiliano, ha invece rotto le convenzioni del bridal classico con una visione sperimentale e concettuale.

La tradizione uzbeka ha trovato espressione nelle creazioni bridal di MISS KAMILLA, mentre GOLLI, dal Turkmenistan, ha presentato linee essenziali e sartoriali pensate per un’eleganza quotidiana. ANARA ZAKIRLI, dall’Azerbaigian, ha esplorato il potere espressivo del colore attraverso un’estetica monocromatica intensa e coerente.

Particolarmente significativa la collaborazione speciale tra GOWHER GOUVERNET (Turkmenistan) e Claude Patrick (Francia), una sintesi culturale forte che unisce heritage e sperimentazione in un dialogo creativo autentico.

Una piattaforma internazionale di riferimento

Con questa edizione parigina, l’Oriental Fashion Show si conferma come una piattaforma internazionale di riferimento, capace di creare ponti reali tra arte, moda e culture globali. In un momento storico in cui la moda è sempre più chiamata a interrogarsi sul proprio ruolo culturale, eventi come questo dimostrano come la creazione possa diventare un potente strumento di dialogo, connessione e comprensione reciproca.

A Parigi, capitale simbolica della couture, l’Oriental Fashion Show riafferma una visione della moda che non è solo estetica, ma profondamente culturale e politica: un invito ad ascoltare, osservare e celebrare la pluralità delle identità creative contemporanee.

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