La 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è conclusa con una cerimonia ricca di emozioni, confermando ancora una volta il ruolo centrale del festival nel panorama cinematografico mondiale. La Giuria, presieduta da Alexander Payne, ha premiato opere provenienti da ogni angolo del mondo, restituendo un’immagine estremamente varia e vibrante del cinema contemporaneo. Il Leone d’Oro per il miglior film è andato a “Father Mother Sister Brother” di Jim Jarmusch, regista simbolo del cinema indipendente americano. In questo suo nuovo lavoro, Jarmusch esplora i legami familiari attraverso una narrazione intima e poetica, con uno stile minimalista e riflessivo che lo ha reso celebre. L’opera è una coproduzione internazionale (USA, Irlanda, Francia) e segna un ritorno in grande stile per il regista di “Paterson” e “Only Lovers Left Alive”.

Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è stato attribuito a “The Voice of Hind Rajab” di Kaouther Ben Hania, regista tunisina già nota per “L’uomo che vendette la sua pelle” e “Quarto potere”. Il film racconta la vera storia di Hind Rajab, una bambina vittima del conflitto a Gaza, trasformando un evento tragico in un grido cinematografico di denuncia e compassione. La regista utilizza uno stile documentaristico ma lirico per raccontare una storia che scuote e commuove, confermandosi una delle voci più forti del cinema arabo contemporaneo. La sua capacità di unire estetica e impegno politico ha conquistato la giuria e il pubblico.

Il premio per la migliore regia è stato assegnato a Benny Safdie, che con “The Smashing Machine” conferma il talento già dimostrato con il fratello Josh in “Uncut Gems”. Qui si cimenta da solo nella regia, raccontando la storia di Mark Kerr, celebre lottatore di MMA degli anni ‘90. Il film si distingue per un realismo crudo e una tensione palpabile, frutto di uno stile visivo ipercinetico che caratterizza il cinema dei Safdie. Dwayne Johnson, nel ruolo del protagonista, offre una performance sorprendente, immersa in un contesto di autodistruzione e redenzione. Safdie tratteggia un ritratto umano profondo e spietato di un uomo diviso tra gloria e dipendenze.

Sul fronte delle interpretazioni, la Coppa Volpi per la migliore attrice è andata alla cinese Xin Zhilei per il film “Ri Gua Zhong Tian” (The Sun Rises On Us All) di Cai Shangjun. La sua interpretazione intensa e silenziosa di una madre che lotta per la sopravvivenza in una Cina rurale oppressa dalle diseguaglianze sociali ha colpito per la sua autenticità. Il regista, già noto per il pluripremiato “People Mountain People Sea”, costruisce una narrazione rarefatta e visivamente poetica, in cui ogni inquadratura è carica di significato. Xin Zhilei, con la sua presenza magnetica, regala una performance memorabile, simbolo della resilienza femminile.

Il premio per il miglior attore è stato conferito a Toni Servillo per “La Grazia” di Paolo Sorrentino, segnando l’ennesima collaborazione tra due dei maggiori protagonisti del cinema italiano contemporaneo. In questo nuovo film, Sorrentino esplora il concetto di redenzione attraverso la parabola di un ex prete caduto in disgrazia. Servillo interpreta il ruolo con grande profondità, mescolando ironia, malinconia e spiritualità. La scenografia, affidata a Stefania Cella, contribuisce a creare un’atmosfera mistica e decadente, tipica dell’universo sorrentiniano. L’intesa tra regia e interpretazione ha reso “La Grazia” uno dei titoli più apprezzati della Mostra.

Il Premio per la Migliore Sceneggiatura è andato alla coppia Valérie Donzelli e Gilles Marchand per “À Pied d’Œuvre”, un dramma psicologico ambientato nel mondo dell’architettura. La Donzelli, anche regista del film, torna a raccontare l’universo femminile con intelligenza e sensibilità. Il film ruota attorno a una giovane progettista che deve affrontare un ambiente professionale tossico e competitivo. La sceneggiatura, densa e raffinata, esplora i temi dell’ambizione, del tradimento e dell’identità. Marchand, sceneggiatore di lungo corso, porta il suo tocco noir, mentre la Donzelli offre una regia elegante, rafforzata da una fotografia architettonica e simbolica.

Il Premio Speciale della Giuria è stato assegnato a “Sotto le Nuvole” di Gianfranco Rosi, un documentario che riflette sul concetto di confine – geografico, emotivo e spirituale – attraverso una narrazione che fonde immagini e voci raccolte in vari luoghi del mondo. Dopo “Fuocoammare” e “Notturno”, Rosi prosegue il suo cinema contemplativo e itinerante, scegliendo un linguaggio visivo quasi pittorico. Il film è un mosaico di vite che vivono “sotto le nuvole”, tra guerre, migrazioni e speranze. Con la sua poetica unica, Rosi continua a offrire uno sguardo profondo sul nostro tempo, confermandosi un autore imprescindibile.

Infine, il Premio Marcello Mastroianni per un giovane talento è andato alla svizzera Luna Wedler per la sua intensa interpretazione in “Silent Friend” di Ildikó Enyedi, una regista ungherese già premiata a Cannes. Wedler interpreta una studentessa di biotecnologia coinvolta in un misterioso esperimento. Il film mescola elementi di fantascienza e filosofia, esplorando la relazione tra l’essere umano e l’intelligenza artificiale. La regia elegante della Enyedi e la recitazione delicata ma intensa di Wedler creano un’opera raffinata e ambiziosa. Con questo ruolo, l’attrice si impone come una delle nuove promesse del cinema europeo.

Anche la sezione Orizzonti ha proposto un panorama vibrante e innovativo. Il premio per il miglior film è andato a “En el Camino” del messicano David Pablos, già noto per “Las Elegidas”. Il film racconta il viaggio disperato di una madre e suo figlio alla ricerca di un futuro migliore negli Stati Uniti. Con una regia sobria ma intensa, Pablos affronta i temi della migrazione, della violenza e della speranza, offrendo un racconto universale e profondamente umano. Il film ha convinto la giuria per la sua onestà narrativa e il forte impatto emotivo, confermando il talento di un autore in continua crescita.

In conclusione, Venezia 82 ha premiato un cinema impegnato, emotivamente intenso e stilisticamente audace, capace di coniugare la potenza del racconto con una profonda riflessione sui temi contemporanei. Dalla denuncia sociale all’introspezione individuale, dalla sperimentazione narrativa al rigore formale, i film vincitori rappresentano un mosaico eterogeneo di voci, stili e provenienze. Il Festival continua così a essere un punto di riferimento imprescindibile per il cinema d’autore mondiale, dando spazio tanto ai grandi maestri quanto ai nuovi talenti emergenti.

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